DATI
Rapporto SACE 2026: cosa dicono le previsioni export per le PMI
Il Rapporto Export SACE presentato a luglio 2026 prevede crescita fino a oltre 690 miliardi nel 2028, trainata da 16 mercati strategici. Ma le medie nazionali raccontano soprattutto le grandi imprese: ecco i dati che servono davvero a una PMI.
Redazione · 15 luglio 2026
Il Rapporto Export 2026 di SACE, presentato il 2 luglio 2026 a Roma, prevede un export italiano di beni in crescita del 2% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,8% nel 2028, quando supererà i 690 miliardi di euro (SACE, Rapporto Export 2026). La crescita vera, però, non è distribuita in modo uniforme: sta in 16 mercati precisi. E per una PMI la domanda giusta non è “quanto cresce l’Italia”, ma “dove conviene andare adesso”.
Cosa prevede il Rapporto SACE 2026
Il rapporto, giunto alla diciannovesima edizione con il titolo “RE-Agire: l’Italia alla sfida dell’export globale”, disegna una traiettoria in accelerazione: +2% nel 2026, poi 675 miliardi di euro nel 2027 e oltre 690 nel 2028, in rotta verso quota 700 miliardi (SACE, Rapporto Export 2026). Il motore indicato non sono i mercati maturi: sono 16 geografie definite strategiche, dove SACE stima una crescita media del 4,4% nel biennio 2027-2028, fino a 92 miliardi di euro di export italiano.
L’elenco dei 16 indicati dal rapporto (SACE): Cina, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Messico, Corea del Sud, Brasile, India, Singapore, Marocco, Egitto, Thailandia, Malaysia, Vietnam, Kazakistan e Filippine.
Perché ti riguarda:
- Se oggi vendi solo in UE, Svizzera o USA, il rapporto ti sta dicendo che il differenziale di crescita da qui al 2028 è altrove.
- Le previsioni per singolo paese sono lo strumento più utile del rapporto per chi deve scegliere un mercato nuovo con budget limitato.
- I numeri aggregati, da soli, non bastano: vanno incrociati con il peso reale del tuo settore in quel paese.
Chi fa davvero questi numeri
Qui serve una premessa che nel dibattito sul rapporto si perde quasi sempre: l’export italiano è molto concentrato. Secondo l’Annuario statistico Istat-ICE pubblicato a luglio 2025, nel 2024 hanno venduto beni all’estero 133.437 operatori, ma appena 5.753 di loro, quelli con oltre 15 milioni di fatturato esportato, hanno realizzato il 75,3% delle vendite complessive (Istat).
Guardando alle imprese per dimensione, il quadro non cambia: nel 2023 le grandi esportatrici con almeno 250 addetti, 2.231 aziende in tutto, hanno generato il 51,6% delle esportazioni italiane, mentre le piccole sotto i 50 addetti si sono fermate al 18,9% (Istat).
In pratica: quando SACE scrive “l’export italiano crescerà del 2%” (SACE, Rapporto Export 2026), quella media descrive soprattutto la traiettoria di poche migliaia di grandi imprese. La tua azienda può fare molto meglio o molto peggio di quel 2%, e il rapporto non può dirti quale dei due casi sarà il tuo.
Cosa non dice il rapporto sulle micro e piccole imprese
Il Rapporto SACE lavora per aggregati: paesi, settori, aree geografiche. Non scende sulla classe dimensionale. Per capire cosa aspetta le PMI bisogna tornare ai dati Istat-ICE, e lì emergono due fragilità che le previsioni nazionali non catturano (Istat).
La prima: il segmento dei micro esportatori è enorme ma pesa pochissimo. Nel 2024, 71.357 operatori avevano un fatturato esportato fino a 75 mila euro, con un contributo dello 0,2% al valore totale (Istat). Più della metà di chi esporta, in altre parole, lo fa in modo occasionale o marginale.
La seconda: il 45,5% degli operatori esporta verso un unico mercato (Istat). Per queste aziende una frenata del paese di sbocco, un dazio nuovo o un cliente perso equivalgono a perdere l’intero export. È il rischio che abbiamo già visto concretizzarsi con i dazi USA sulle singole voci doganali: chi vendeva solo lì ha scoperto quanto costa la dipendenza da un mercato solo.
Le previsioni in crescita del rapporto, quindi, non sono una promessa per tutti. Sono un’indicazione di direzione, valida per chi ha la struttura per seguirla.
I 3 dati da usare per decidere il prossimo mercato
Primo: il differenziale di crescita. I 16 mercati strategici crescono in media del 4,4% nel 2027-2028 contro il 2,5-2,8% del totale (SACE). Se stai valutando due paesi a parità di sforzo commerciale, questo scarto è il primo filtro. Non serve correre in Vietnam subito: serve sapere che tra un mercato maturo e uno in accelerazione la differenza è quasi il doppio del tasso di crescita.
Secondo: la tua esposizione attuale. Se rientri nel 45,5% di aziende con un solo mercato estero (Istat), il secondo mercato non è espansione: è assicurazione. In quel caso conviene un paese vicino al profilo del primo, dove riusare certificazioni, listini e materiali già pronti, prima di puntare su una geografia lontana.
Terzo: quanto esporta già il tuo settore in quel paese. Il dato esiste ed è gratuito: sul databrowser del commercio estero Istat puoi incrociare settore, provincia e paese di destinazione. Se il tuo comparto verso quel mercato è già consistente, esistono canali, fiere e distributori rodati. Se è quasi zero, chiediti perché prima di investire: a volte è un’opportunità, più spesso è una barriera che non vedi.
In pratica: cosa fare entro settembre 2026
- Scarica il rapporto dal sito SACE e leggi solo le schede dei pochi paesi che ti interessano, non il quadro macro.
- Verifica su esploradati Istat i flussi del tuo settore verso quei paesi nelle annualità più recenti disponibili.
- Se il paese scelto è extra-UE, controlla prima le procedure doganali: il punto di partenza è il sistema AES per le spedizioni extra-UE.
- Fissa un obiettivo dimensionato: per una PMI il primo anno su un mercato nuovo si misura in clienti attivi, non in punti percentuali di crescita.
Il Rapporto SACE è una bussola costruita per la flotta. Una PMI può usarla lo stesso, a patto di ricordare che la rotta media non è la sua rotta: i tre dati qui sopra servono esattamente a tracciarla da sé.